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Lupin III – Un diamante per sempre

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Titolo originale:
Rupan Sansei – Never Want a Diamond
Tratto dai fumetti di:
Monkey Puch
Produttore:
Yasumichi Ozaki
Character design:
Satoshi Hirayama
Direzioni dell’animazione:
Toshimitsu Kobayashi
Mechanical design:
Yoshinari Saito
Design delle autovetture:
Yoshio Mizumura
Color design:
Sachiko Harada
Sceneggiatura:
Hiroshi Kashiwabara
Supervisione alla sceneggiatura:
Jun’ichi Iioka
Direzione della fotografia:
Kojiro Hayashi
Direzione artistica:
Takashi Miyano, Mayumi Okabe
Musiche:
Yuji Ohno
Opening
“Theme From Lupin III ’78”
Compositore:
Yuji Ohno
Ending:
“Le soleil d’or”
Testi:
Kahimi Karie
Compositore:
Yuji Ohno
Montaggio:
Yuriko Sano
Regia:
Jun Kawagoe
Una produzione:
TMS ENTERTAINMENT, LTD.
Anno di produzione:
2003
Durata:
90 minuti

TRAMA

Dopo aver compiuto l’ennesimo clamoroso furto sotto il naso di Zenigata, Lupin III decide di concedersi un bersaglio più impegnativo: un diamante inestimabile, da anni in possesso di un altro ladro di fama internazionale, Mark Williams. Questi, però, è deceduto di recente, e al posto del diamante i nostri eroi trovano la bella Fujiko, depositaria delle sue ultime volontà. E’ desiderio di Mark che Lupin riporti tutti i tesori da lui rubati in vita ai legittimi ex-proprietari. Come incentivo, se riuscirà nell’impresa entro il tempo indicato, il diamantone sarà suo per sempre… insieme agli indizi necessari per raggiungere un immenso tesoro. Sembrerebbe un’avventura piuttosto semplice, ma Lupin sta facendo i conti senza Zenigata… e soprattutto senza la mafia russa!

DENTRO AL FILM

Ci sono pellicole di Lupin III che “partono” lentamente, richiedendo parecchi minuti prima di coinvolgere lo spettare, oppure che necessitano di più di una visione per essere apprezzate appieno. “Un diamante per sempre” è tra queste, poiché contiene le sue sequenze migliori dopo la metà della pellicola e “sussurra” alcune riflessioni senza clamore, mettendo a nudo dettagli della personalità dei protagonisti lasciati in secondo piano in altri movie. L’eterno oscillare di Goemon tra questioni pratiche e aspirazioni ascetiche è una caratteristica ben nota, ma è solo quando pronuncia la frase “appena cancello un pensiero, subito un altro mi afferra. La vita è solo una ripetizione di questo tormento” che si può intuire quanto questa dicotomia sia profondamente radicata nel suo animo. Lo stesso dicasi di Lupin III, in pochi altri casi così bene comprese e tratteggiato, da sceneggiatori e animatori. Il simpatico protagonista più che al bottino dei suoi mirabili furti è interessato all’atto stesso del furto, alla sfida che comporta. “E’ il rubare in se stesso che è eccitante“, spiega lui stesso. Per questo motivo il compito che si prefigge nel film, restituire ai proprietari preziosi oggetti, è per lui altrettanto intrigante, è pericoloso. Dopotutto, si tratta della medesima azione del rubare, solo proposta in un’ottica, sovversiva, insomma affascinante. Sul piano registico il film parte senza particolari voli pindarici, ma, come un’auto che sta procedendo con direzione e velocità costanti, in certi momenti scarta di lato e accelera, procurando dei brividi. Alcune sequenze richiamano alla memoria action movie stile Mission Impossible o James Bond. Da sottolineare anche l’uso di fotografie per alcuni sfondi, in particolare nella sequenza che propone una splendida riproduzione della Sagrada Familia. Sembra quasi di trovarsi immersi in quelle forme morbide e avvolgenti frutto del genio di Salvador Dalì. Una sensazione che Lupin spiega in questo modo: “quando vedo una meraviglia come quella sento qualcosa che mi scioglie dentro“. Come dargli torto?

GLI AUTORI

Nato il 14 novembre del 1976, Shigeyuki Miya, come molti colleghi del mondo degli anime, ha affrontato diversi ruoli prima di affermarsi come regista. Da animatore a character designer, da produttore a responsabile dello storyboard, dalla fine degli anni Novanta ha collaborato a diversi anime. Sua la firma delle animazioni dell’ OAV automobilistico X-Driver e sul design della serie televisiva horror Kyogoku Natsuhiko Kosetsu Hyaku Monogatari nota anche come Requiem from the Darkness. Pur arrivando a lavorare sul personaggio solo negli anni Duemila, quando Lupin III è ormai una star internazionale con una trentina d’anni di “carriera” alle spalle, Miya fornisce un apporto importante al simpatico ladro. Nel 2002 è il direttore delle animazioni di Episode: 0, speciale narrato con grande fluidità e con un disegno moderno, pulito e realistico. Nel 2005, è al timone, in qualità di regista, di le tattiche degli angeli, una storia che è un crescendo di colpi di scena. Nel 2008 si occupa ancora della regia dell’ OAV Green vs Red, e, evidentemente più sicuro di sé e del personaggio, azzarda un ritmo sincopato e spettacolari scene di massa. Tra le altre sue regie di una certa importanza vi solo le due serie di Buzzer Beater, datate 2005 e 2007, che rinarrano in animazione le vicende cestistiche nate in una manga di Takehiko Inoue. In tempi recente, tra 2010 e il 2011, viene chiamato (in tandem col collega Atsuko Ishikuza) a dirigere Supernatural – The Anime Series. Nato all’interno del prestigioso studio Madhouse, The Supernatural è un adattamento di un famoso serial paranormale statunitense, grazie a un misto di remake di episodi Usa e nuove storie in cui spuntano gli yokai, creature fantastiche e tenebrose della tradizione giapponese. Insomma, Miya è proprio un professionista eclettico…

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