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Lupin III – Il segreto del diamante Penombra

Lupin III - Il Segreto del Diamante Penombra Logo
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Titolo Originale:
Towairaito Jemini no Himitsu (“Il segreto di Twilight Gemini”) – (ルパン三世 トワイライト★ジェミニの秘密 Rupan Sansei – Towairaito Jemini no himitsu)
Storia Originale:
Monkey Punch
Sceneggiatura:
Hideki Mitsui, Gisaburo Sugii, Naoya Azuma
Regia:
Gisaburo Sugii
Collaboratore alla regia:
Naoto Hashimoto
Aiuto Regia:
Yuji Himaki, Minoru Ohara
Direzione generale delle animazioni:
Marisuke Eguchi
Direttore della fotografia:
Hajime Hasegawa
Character design:
Minuru Maeda
Mecha design:
Isamu Imagake
Montaggio:
Masatoshi Tsurubuchi
Tema musicale:
Yuji Ohno
Musiche:
Takayuki Negishi
Produttori:
Toshio Nakatani, Yasumichi Ozaki, Kazumitsu Ozawa
Anno di produzione:
1996
Durata:
96 minuti

« Che iella! C’è sempre qualcuno pronto a rovinarmi la festa! Perché? Perché? »
(“Lupin III”)

Questo ottavo speciale televisivo di Lupin III ruota attorno a un misterioso diamante, chiamato Penombra. Lupin lo riceve in regalo da Dolune, un ultracentenario boss della malavita europea che rivide nel simpatico ladro l’immagine della propria giovinezza, tanto da chiamarlo affettuosamente “cucciolo”. Secondo antichissime leggende, il diamante Penombra è la chiave per raggiungere l’inestimabile tesoro custodito dai Ghelti, una remota etnia originaria del Marocco. Lupin, in compagnia del fedele Jigen, si reca quindi nel Paese nordafricano allo scopo di mettere le mani sull’agognato bottino. Come di consueto, però, il suo piano mette in moto una serie di persone ed eventi che contribuiscono a rendere estremamente intricata la vicenda. Ovviamente sulle tracce vi è l’inossidabile Zenigata, l’ispettore dell’Interpol decisamente intenzionato a mettergli le manette ai polsi. Desiderosa di raggiungerlo è anche Fujiko, più bella, provocante e disinibita che mai, oltre che fortemente interessata a conoscere l’obbiettivo di Lupin. Ma il peggio deve ancora venire, poichè alle calcagna del lestofante in giacca rossa vi è anche un commando, formato da ninja superequipaggiati e capitanato dalla temibilissima Sadachiyo, un’assassina professionista. Quando infine questa sarabanda raggiunge la meta, altri misteri e complicazioni contribuiscono a rendere ancora più complesso il puzzle. Innanzi tutto, Lupin scopre che il diamante in suo possesso è solo la metà di quello originale, e che una volta riuniti i due pezzi avrà la chiave che apre la porta del tesoro. Poi si imbatte in una setta misteriosa, i cui adepti incappucciati aspirano a riportare in vita l’etnia dei Ghelti. Infine, i discendenti dei Ghelti stanno conducendo una lotta clandestina per difendere i propri diritti, calpestati dalla popolazione dominante. Tra i Ghelti ci è anche Lala, una bella fanciulla che attira l’attenzione di Lupin e che potrebbe essere la chiave di volta per arrivare alla soluzione di tutti gli enigmi. Insomma, Il segreto del diamante Penombra è un film scoppiettante come una caffettiera in ebollizione, a cui il regista Gisaburo Sugii conferisce un’atmosfera esotica e avventurosa, arricchita da una spruzzata di erotismo, con Fujiko e Lala spesso immortalate senza veli. Ma è soprattutto l’ambientazione a incantare, grazie a un Marocco quasi fiabesco, fatto di piccole città, che sono un dedalo di squadrate case bianche, e di ipnotici deserti dalle suggestive dune di sabbia. Il tutto sottolineato da un soundtrack che si rifà alle sonorità mediterranee. Inoltre, il film ha anche una dote aggiuntiva, un piccolo surplus dato da curiosità e citazioni varie che svelo solo in parte. In Marocco Lupin indossa una giacca tutta bianca, che va ad aggiungersi al trittico storico formato da quella verde, rossa e rosa. Entrato in un locale in cui rieccheggiano le note di As Time Goes By, Lupin afferma con fare tranquillo: “sembra una scena di Casablanca con il divino Bogart.” Uno degli avversari di turno ha un nome al quanto inusuale, Jean-Pierre Gundàm, che è probabilmente un omaggio alla nota serie fantascientifica Gundam. Il passato della tribù dei Ghelti viene narrato con una sorta di microfilm nel film, muto e in bianco e nero come quelli del periodo di cui si narra. E si potrebbe continuare… Ma è ora di concludere, con un consiglio: meglio non perdersi i titoli di coda, perchè tra un nome e l’altro sono celati alcuni interessanti siparietti dei personaggi. Dopotutto si sà, con Lupin è necessario stare sempre all’erta.

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