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Lupin III – La leggenda dell’oro di Babilonia

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Titolo originale:
Lupin III – Babylon no Ogon no Densetsu
Storia Originale:
Monkey Punch
Regia:
Sejiun Suzuki e Shigetsugu Yoshida
Sceneggiatura:
Yoshio Urusawa e Atsushi Yamatoya
Produttore esecutivo:
Yutaka Fujioka
Musiche:
Yuji Ohno
Direzione delle animazioni:
Yuzo Aoki, Tatsuo Yanagiya, Hidetoshi Owase
Fotografia:
Hajime Hasegawa
Direzione Artistica:
Tsumomu Ishigaki
Animazione:
TMS
Anno di produzione:
1985
Durata:
100 minuti

TRAMA

Il boss della mafia newyorkese Don Marciano sta cercando il favoloso tesoro di Babilonia, che secondo una leggenda fu nascosto dagli dei 500 anni prima di Cristo. Dove c’è un tesoro da recuperare non può certo mancare Lupin III, ma la sua strada si incrocia inaspettatamente con quella di una strana vecchina, che alza molto il gomito e vaga per le strade di New York ripetendo una nenia misteriosa. Se poi ci si mette anche il buon ispettore Zenigata a capo di un agguerritissimo gruppo di prorompenti poliziotte dell’Interpol venute da ogni angolo del mondo, il tutto non può che proseguire in una vertiginosa ricerca del leggendario oro di Babilonia e del suo mistero, che nessuno ancora può immaginare.

COMMENTO

Terzo lungometraggio dedicato a Lupin III, L’oro di Babilonia è una sorta di colorato luna park, sfavillante di luci e divertimenti, dove tutto può accadere. La trama, infatti ha un ritmo sincopato e alterna la storia vera e propria a trovate divertenti, lunghi inseguimenti e sparatorie. Il merito va in gran parte al regista Sejiun Suzuki, famoso per le sue pellicole che propongono spesso avvincenti e interminabili conflitti a fuoco. Anche il design dei personaggi si adatta a questa svolta stravagante e diventa più cartoonistico, quasi grottesco. Lupin e soci hanno fisionomie allungate, volti spigolosi, menti affilati e fisici che permettono loro di cimentarsi, durante tutta la vicenda, in spettacolari acrobazie. Ma vediamo in breve la trama. Secondo una leggenda narrata a Lupin dalla sua amica Rosetta, quando millenni prima la città di Babilonia cadde nelle mani dei Persiani, un misterioso dio nascose tutti i suoi tesori, prima che gli invasori potessero impossessarsene. Con pochi indizi a disposizione, Lupin decide di lanciarsi alla ricerca del bottino. Sulla sua strada trova però il gangmaster Marciano, che nel sottosuolo di New York ha rinvenuto delle tavolette sulle quali è incisa la leggenda del medesimo tesoro. La ricerca quindi viene ulteriormente movimentata dallo scontro tra i due e , come se non bastasse, dal solito Zenigata, costantemente sulle tracce di Lupin. La questione, insomma, non è affatto semplice, ma alla fine l’oro potrebbe essere più vicino di quanto si possa pensare… Su questo canovaccio abbastanza consolidato si innestano spunti e trovate di ogni tipo. Come il lunghissimo inseguimento che coinvolge Lupin e Zazà all’inizio del film e che si svolge nientemeno che su un enorme tabellone pubblicitario della città di New York. Oppure il concorso di bellezza per poliziotte, con avvenenti fanciulle provenienti, tra l’altro, da Russia, Francia, Africa, Cina. Le ragazze, che nella borsetta del rossetto custodiscono anche manette e pistola, terminata la gara si gettano a loro volta all’inseguimento di Lupin. Inoltre, la concorrente cinese si infatua di Goemon e sembra a sua volta far breccia nel cuore del gelido samurai. E, tra un colpo di scena e una storia d’amore, tra un inseguimento e un piano rocambolesco, si narra anche di celebri vicende storiche: dal mito della torre di Babele a quello di Alessandro il Grande, dalla storia della Persia ai grandi conquistatori del passato come Napoleone. Insomma, L’oro di Babilonia riconferma, fino all’ultimo fotogramma, la sua ambizione di grande contenitore ludico, di scoppiettante fuoco d’artificio teso a meravigliare e divertire. Istrionica star dell’incredibile carosello è sempre lui, Lupin III, più ironico e spericolato che mai.

IL REGISTA

Uno dei due registi di L’oro di Babilonia è Seijun Suzuki, un veterano dei film live action. Nato il 24 maggio del 1923 a Tokyo, Suzuki è quasi sconosciuto al pubblico italiano, ma in patria è considerato un maestro del genere crime movie. Tra il 1956 e 1967 gira per la major Nikkatsu decine di film erotici e yakuza (la magia giapponese). Nel 1967 incomprensioni con la Nikkatsu lo portano a dedicarsi prevalentemente alla televisione. Alla fine degli anni Settanta torna però dietro la macchina da presa. Il suo film più recente, girato all’età di 78 anni, è Pistol Opera, remake del suo stesso Il marchio dell’assassino (1967) e opera pop, ricca di rimandi al cinema yakuza, agli action movie di Hong Kong e al cinema Nikkatsu degli anni Settanta.

IL PERSONAGGIO

Il principale antagonista di Lupin III in L’oro di Babilonia è il gangster Marciano. Figlio di un noto malavitoso americano, ossessionato dalla leggenda incisa su alcune tavole rinvenute nel sottosuolo di New York, Marciano pare intenzionato a ripercorrere le orme del padre. Intende infatti ritrovare a qualsiasi costo il tesoro di Babilonia. Un pò vanesio e un pò narciso, sempre molto elegante, porta una rosa all’occhiello della giacca, mentre vistosi occhiali da sole gli riparano gli occhi. Ha sempre con sé un coltello, pronto a essere utilizzato contro i nemici. Quando scopre che Lupin III è interessato all’oro di Babilonia, comincia a nutrire per lui un grande odio e fa di tutto per ucciderlo. Tutto sommato, mostra una personalità più fragile di quello che vorrebbe far credere, mentre il suo potere sembra dovuto più a motivi di parentela che non a capacità proprie.

IL MONDO DI LUPIN

Anche nel film L’oro di Babilonia, come in tutte le altre avventure in cui viene coinvolto, Jigen Daisuke mostra una straordinaria abilità nell’uso della pistola. La sua arma è sempre la stessa, una Smith & Wesson che tiene infilata nei pantaloni, dietro la schiena, e che è in grado di estrarre con la mano destra a una velocità incredibile che va dagli 0,2 agli 0,3 secondi. In particolare, si tratta di una Smith & Wesson M19 Combat Magnum, calibro 375 magnum, sei colpi, prodotta negli Stati Uniti. Arma allo stesso tempo potente e maneggevole, è stata adottata anche dalla polizia stradale americana. Produce un notevole rinculo ed è quindi necessaria una certa forza fisica per maneggiarla a dovere. Forza che evidentemente non manca a Jigen, un tiratore infallibile, nonostante il cappellaccio nero, perennemente calato sugli occhi, sembra togliergli la visuale. Molto veloce anche nello sparare colpi in sequenza e nel ricaricare, Jigen non è però cinico o un violento e in genere spara per ferire o disarmare, oppure per legittima difesa. Quando è inseguito da Zenigata, Jigen mira solitamente alle gomme dell’auto della polizia. Se affronta avversari armati, li disarma con pochi, millimetrici colpi. Ovviamente Jigen è in grado di utilizzare qualsiasi altro tipo di arma da fuoco, ma la sua Smith & Wesson resta la preferita, tanto che non se ne separa mai. Oltretutto è capace di montarla e smontarla in un baleno, in modo da potere far fronte a qualsiasi evenienza.

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