Lupin III – Il Castello di Cagliostro

Lupin III - Il Castello di Cagliostro
Titolo originale:
Cagliostro no Shiro
Creato da:
Monkey Punch
Produttore esecutivo:
Tetsuo Katayama
Soggetto:
Hayao Miyazaki, Haruya Miyazaki
Sceneggiatura:
Hayao Miyazaki, Haruya Miyazaki
Regia generale:
Shoji Otani
Regia:
Hayao Miyazaki
Direzione dell’animazione:
Yosuo Otsuka
Art director:
Shichiro Kobayashi
Musiche:
Yuji Ohno
Produzione:
TMS Kyokuichi Corporation
Anno di produzione:
1979
Durata:
96 minuti

« Fin dai tempi del Medioevo c’è sempre stato qualche grosso falsario, che col suo denaro minacciava l’ordine costituito. […] L’uomo dietro questo storico evento è sempre stato qualcuno della dinastia del caprone. »

(Lupin)

TRAMA

Quando era ancora un giovane ladro inesperto, Lupin III fu aiutato dalla bella Clarice. La ragazza, colpita dai modi gentili del ladro, decise di sorvolare sulla sua professione illegale. Ora Lupin intende ricambiare il favore, salvandola dal malvagio conte di Cagliostro, che l’ha rapita e la tiene prigioniera nel suo castello. Inoltre, il simpatico ladro vuole impadronirsi di alcuni preziosi cliché che fanno gola a molti, inclusa Fujiko. Azione e sentimenti nel film capolavoro del regista Hayao Miyazaki.

COMMENTO

Secondo lungometraggio cinematografico dedicato a Lupin III, Il castello di Cagliostro viene considerato dalla critica e dal pubblico, una volta tanto concordi, il più del cartone animato dedicato al personaggio.
L’incipit del film vede Lupin e Jigen intenti a rapinare un casinò, impadronendosi di un esorbitante numero di banconote, stipate a fatica sulla famosa Fiat 500 gialla. Durante la rapida fuga, però, Lupin si rende conto che tutti quei biglietti sono falsi. Per nulla amareggiato dalla scoperta, sfodera la sua fragorosa risata e , felice come un bambino che ha appena ricevuto un nuovo giocattolo, annuncia all’attonito compagno di scorribande che ha già in mente un nuovo colpo. E’ sua intenzione recarsi alla matrice di quelle banconote fasulle, che sa benissimo trovarsi nel Paese di Cagliostro, lo stato più piccolo del mondo, con soli 3.500 abitanti del pianeta. A bordo della piccola maneggevolissima 500, Lupin e Jigen attraversano paesaggi europei, illuminati dal sole e resi sfolgoranti da una verdissima vegetazione e dalle montagne sullo sfondo. Immerso in atmosfere bucoliche, il Paese di Cagliostro ricorda i piccoli regni da operetta o quelli dei vecchi film hollywoodiani in bianco e nero. Ma non è tutto oro ciò che luccica: anche in quel luogo apparentemente paradisiaco possono farsi brutti incontri. Come un’auto piena di sgherri armati che inseguono una Citroen 2CV guidata da una bella fanciulla in abito da sposa. Lupin riconosce la giovane e si lancia in suo aiuto. La rocambolesca impresa pare in un primo momento riuscire, ma poi Lupin cade svenuto e la bella in pericolo è nuovamente nelle mani del Conte di Cagliostro. Già, perché il piccolissimo principato si trova sotto il dominio di questo malvagio individuo, che ha rapito la dolce Clarice per obbligarla a sposarlo e impadronirsi così del misterioso tesoro del regno. Clarice è la figlia del principe del paese, morto anni prima in un immane incendio. Ed è anche una vecchia conoscenza di Lupin, dato che molto tempo addietro lo ha sorpreso a rubare in casa dei genitori. Affascinata dai suoi modi, Clarice ha però deciso di non denunciarlo. Ora Lupin intende ricambiare il favore e salvarla dalle grinfie di Cagliostro. L’impresa non è facile e lungo il percorso si imbattono nella solita Fujiko, introdottasi segretamente nel castello nelle vesti di segretaria per impossessarsi dei cliché con cui vengono stampate le banconote false. All’ eterogeneo gruppo si aggiunge l’ispettore Zenigata, giunto sul posto alla ricerca di Lupin e ignaro del fatto che è stato proprio quest’ultimo ad attirarlo per mettere in difficoltà il conte.
Con un disegno morbido e piacevole e un’animazione molto fluida, la storia scorre senza intoppi, alternando le molte scene d’azione con situazioni divertenti. Il regista Hayao Miyazaki, con l’aiuto dell’animatore Yasuo Otsuka, mette un’enorme cura in ogni dettaglio, il castello vanta un’architettura da fiaba, con torri svettanti e pittoreschi corsi d’acqua. Le case cittadine in sassi sullo sfondo sembrano uscite da foto alpine. La macchina volante del conte è una suggestiva via di mezzo tra un aereo e un elicottero. Anche il cibo, che più di una volta i personaggi addentano voracemente, ha un aspetto curato e appetitoso, sia che si tratti di succulenti spaghetti al pomodoro consumati in una taverna sia di ramen precotti, divorati seduti in un prato. Miyazaki, insomma, ha colto frammenti dal mondo reale e da quello del proprio immaginario, fondendoli in modo superbo per giungere a un risultato incantevole, dalle sfumature favolistiche eppure estremamente credibile. Con Il castello di Cagliostro ha definitivamente consegnato al mondo il “suo” Lupin III.

LO SCENEGGIATORE

Haruya Yamazaki è cosceneggiatore de Il castello di Cagliostro insieme a Hayao Miyazaki. Nato a Tokyo il 2 febbraio 1938, questo professionista degli anime ha prestato la propria penna a parecchi lungometraggi e serie televisive. Ha collaborato agli script di diverse serie sportive, Attach No. 1 (1969), dedicata alla pallavolo e rivolta a un pubblico femminile, e Dash Kappei (1989), incentrata sul basket e dedicata a un target maschile. In campo fantascientifico ha firmato episodi di Danguard Ace (1977) e di Capitan Harlock (1978), tratti dai manga di Leiji Matsumoto. Da segnalare anche la partecipazione alle serie Lensman (1984) e Samurai Giants (1973), ambientate rispettivamente nello spazio e sui campi di baseball. Per il cinema si è occupato dei fantascientifici Space Adventure Cobra (1982) e Ienaki Ko (1980), trasposizione animata del romanzo Senza famiglia.

IL PERSONAGGIO

La giovane Clarice, come la maggior parte dei personaggi femminili ospiti della serie, non sfugge al destino dell’apparizione unica ma nessun’altra donna, a parte Fujiko, risulta così importante nella vita di Lupin. Corporatura esile, capelli castani e occhi azzurri, Clarice è, apparentemente, la perfetta personificazione della fanciulla indifesa. Giovane principessa orfana, viene educata in convento e ne esce solo per andare in sposa al malvagio Conte Cagliostro. Prigioniera nella torre di un castello, attende il principe azzurro che la salvi. Certo non si aspetta che si tratti di un tipo come Lupin III. Ma quando è lo stesso Lupin a trovarsi in pericolo, lei non esita a farsi in quattro per aiutarlo. Clarice ha un animo generoso, pronta a rischiare la vita per aiutare un amico.

IL MONDO DI LUPIN

Tra le sequenze iniziali de Il castello di Cagliostro ve ne è una particolarmente significativa. E’ quella del duplice inseguimento lungo una contorta strada di montagna, ricca di tornanti e di pericolosi strapiombi. Una Humbersupersnipe guidata dai cattivi di turno insegue la Citroen 2CV di Clarice, entrambe tallonate dalla Fiat 500 gialla di Lupin III che intende salvare la ragazza. Le auto sfrecciano lungo la strada, si sorpassano a più riprese, slittano, si alzano su due ruote, sbattono contro il guardrail, salgono lungo le pareti della montagna. Insomma, ne fanno di cotte e di crude, sempre con un’animazione ad altissimo livello. Le loro acrobazie sono incredibili, il loro continuo rincorrersi emozionante, realistico e umoristico allo stesso tempo, pauroso e divertente al contempo. Ebbene, così è anche il Lupin di Hayao Miyazaki. Il bravo regista conosce e “maneggia” il personaggio dalla prima serie televisiva e lo ha gestito anche in due puntate della seconda, manipolandolo abilmente, come un demiurgo manipola la creta per poi infondergli la vita. Nato come personaggio dei manga, graffiante e grottesco, per poi divenire temibile e noir nelle puntate d’esordio della prima serie televisiva, è nelle mani di Miyazaki, subentrato a danze iniziate, che Lupin acquisisce l’aspetto e il carattere che gli hanno consentito di imporsi in televisione e sul grande schermo. Miyazaki lo smussa, lo semplifica e arricchisce allo stesso tempo. Come per l’inseguimento, lo vuole realistico e temibile, ma anche ironico e divertente. L’autore non apprezza il personaggio duro e spietato e opta per quello geniale e avventato, simpatico e farfallone. Ladro, certamente, ma di buon cuore, che mai farebbe male a una mosca, tanto meno all’eterno rivale Zenigata. Lupin è anche pronto a rinunciare a qualsiasi bottino in cambio di una bella risata, del sorriso di una fanciulla, della promessa di una nuova sfida. Certamente questo non è il Lupin di Monkey Punch, creatore del fumetto, ma è il Lupin che tutto il mondo conosce e a cui non rinuncerebbe mai.