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Lupin III – L’Avventura Italiana: la mega recensione di FujikoFran

Lupin III - Avventura Italiana Intro

La nuova serie in giacca blue dedicata a Lupin III si è appena conclusa e gli utenti delle pagine Lupin The 3rd – La Patria Italiana e Le mitiche citazioni di Lupin III si sono dati il loro ultimo appuntamento all’evento Lupin III – L’Avventura Italiana: Recensioni per poter dare un loro giudizio finale alla lunga serie televisiva.

Tra tutte le recensioni, quella che risulta, a mio parere, tra le più belle è stata scritta da FujikoFran e di seguito potrete leggerla per intero. Infine invito tutti coloro che vogliono lasciare una loro recensione a recarsi sull’evento facebook per farlo. Buona lettura!

Ecco la mia MEGA-RECENSIONE (buona lettura…consiglio di mangiare pop-corn, nel frattempo)
Ripenso a quei giorni di fine luglio, quando si parlava della messa in onda della serie e si prendeva in giro l’orrenda sigla di Moreno-Vanni. Mi vedo scorrere i video parodia, le immagini della serie in anteprima, i commenti, le aspettative, i “se” e i “ma”. Tralasciando il pastrocchio mediasettiano (prima serata e 4 episodi, poi seconda con 3, poi uno, poi l’1.34 di notte) e di quanto sia stata, in effetti, trattata male un’anteprima mondiale assoluta di una serie che i giapponesi ci hanno donato come omaggio al nostro essere fan accaniti di Lupin e co; tralasciando anche la pubblicità fastidiosa al posto degli eyecatch e le differenze tra certo doppiaggio leggermente edulcorato, ritocchi e piccole censure, mi vengono da fare delle considerazioni e ho un caos per la testa. Allora ho deciso di andare con ordine, parlando: 1)dei pro 2)dei contro 3)dei personaggi 4)delle tematiche e 5)parere personale finale.
1) PRO. Innanzi tutto l’ambientazione e le location precise, tranne l’area della madonna di Messina. Riconoscere luoghi reali rendeva la serie realistica, come se non si trattasse di disegni. Io vivo a Roma e potete immaginare quello che provavo, immaginando che, a pochi passi da me, potessero esserci Lupin e co; le musiche che, anche se diverse, avevano un tono jazz non fastidioso; alcune atmosfere cameratesche nella banda Lupin; citazioni nascoste che sfidavano noi fan a riconoscerle; i colori, che rendevano impeccabili e belli i paesaggi, il respiro allegro di alcuni episodi, che spezzavano una routine d’azione che poteva rischiare di divenire monotona; l’elemento onirico, che sapeva attutire situazioni altrimenti complicate, come gli studi di Wataru, del Sogno Italiano e la presenza stessa di Leonardo Da Vinci; il finale, che riesce a salvare una situazione che poteva rasentare l’assurdo o il ridicolo.
2) CONTRO. L’assenza di approfondimento dell’animo dei personaggi a favore di un’azione che spesso rimaneva fine a se stessa, sfiorando l’esagerazione (su tutte: i proiettili matrixizzati o che rimbalzavano in maniera assurda in punti precisi) . Si poteva, invece, porre l’azione sulle tecniche dei furti (ridotti al minimo, Lupin compiva più rapine che furti veri e propri. Vero è che doveva pur campare) o su eventuali situazioni di pericolo. Altra pecca: tutto ciò che ruotava intorno a NyX e all’MI6, preso in prestito da certo cinema hollywoodiano che guarda troppo al botteghino che alla sostanza. L’intelligence inglese sembrava una forzatura, così come citare pedissequamente l’episodio 4 della prima serie o quello sulla Gioconda della seconda serie. Tornando ai personaggi: si è dato poco spazio a loro, se non un episodio più o meno dedicato, a testa, senza però entrare nel vivo delle vicende. Nella seconda serie, ad esempio, ci sono episodi capolavoro, proprio perché vedono come protagonisti personaggi che non sono per forza Lupin. Ultima cosa: la serie puntava ad accattivarsi anche un pubblico molto giovane, abituato ad anime e manga molto fantasy (tutti uguali e poco coinvolgenti, lasciatemelo dire).
3) I PERSONAGGI.
    LUPIN: Dipinto come un quasi bravo ragazzo, che ogni tanto si diverte a rubare e che ha a cuore le sorti di alcune situazioni che, altrimenti, potrebbero sfociare nel drammatico ( il calciatore se l’era vista brutta) o nel pittoresco (la cagnetta Josephine chissà che fine poteva fare, se loro non si fossero adoperati come lodevoli dog sitter). Donnaiolo per metà e innamorato per metà (di Fujiko o Rebecca poco sembrava importare), preso da una vita più da studente fuori serie che da criminale. Vero è che nessun delinquente è cattivo al 100%, ma il Lupin delle altre serie o special è altra cosa.
    JIGEN: Da un lato viene saggiamente dipinto per come dovrebbe essere uno come lui: sciatto, beone, litigioso, sgraziato (perfino nel mangiare da ingordo, che lo porta pure a sentirsi male), insofferente e a volte impulsivo. Meno gentiluomo che le donne sognano e più il prototipo del delinquente, che non proprio si vorrebbe avere accanto. Lui che in preda all’alcool è pronto a tirarsi fuori il gioiello dai pantaloni e a far pipi per terra (Lupin aveva pensato anche a qualcos’altro, visto che probabilmente il pistolero non batteva chiodo da un po’) è la scena che sintetizza quanto appena detto. Se da un lato c’è questo Jigen brutto ceffo, dall’altro, però, si nota uno strano atteggiamento nei confronti di Fujko: la stuzzica, ma la cerca; la critica, ma sembra ammirarla. Non ammette che è sempre pronto a salvarla. Alla domanda di lei sul perché fosse al matrimonio di Lupin lui non sa rispondere, come se fosse andato lì per incontrare lei (è questa l’impressione che ho avuto). C’era sempre quel qualcosa che, a mio avviso, sembrava avvicinarlo a Fujiko per confessarle qualcosa, magari i suoi stessi sentimenti o per darle, chissà, un bacio. Del resto il rapporto di amore/odio tra Jigen e Fujiko è sempre stato così. Qui si notava di più. E avrei voluto qualche sviluppo di questo tipo.
    GOEMON. Lui è quello che ha sofferto di più, nel senso che si aveva l’impressione che la serie gli stesse stretta, come se fosse fuori luogo, a disagio. Poco presente, poco partecipe, era come se nella banda ci stesse a forza. E così è finito per diventare la caricatura di se stesso, con quell’approccio infantile all’insopportabile Isabella (col mignolo,nemmeno fosse un bambino dell’asilo) e quell’insulso sentirsi rifiutato dalla turista biondina che credeva che Josephine si chiamasse Goemon. Avrebbe potuto benissimo dire che Goemon era lui e non il cane. Poteva invitare la ragazza a passare un po’ di tempo con lui, che in verità è un finto timido, perché, se attratto da una donna, reagisce impulsivamente alla sua bellezza con un’audacia che ha dimostrato nelle altre serie e negli special (nel manga non ne parliamo:è perennemente arrapato), sia nei confronti di donne di ogni tipo, sia in quelli di Fujiko. Il limite assoluto di Goemon in questa serie è quello di essere fuori tempo massimo: non esiste nessun giapponese che si comporta e veste come lui, oggi. Negli anni ’60 qualcuno così c’era. In una serie dove si vedono ristoranti, negozi e persino murales che esistono davvero, Goemon era più “fantasy” del Leonardo new-romantic/steampunk. Certo, senza il suo vestire e il suo atteggiamento non sarebbe lui. Allora o lo si rende più attuale, a partire dagli abiti, oppure non lo si inserisce, altrimenti sembra un disadattato. Vero è che Lupin e Jigen vestono sempre anni ’60, però oggi tipi così, dandy, ce ne sono (tipo gli hipster, che sembrano ancora più vetusti,no?).
    FUJIKO. Sempre sexy,furba,poliedrica, però in questa serie soffre anche lei, per la presenza di una ragazza più giovane che le ha rubato la scena: Rebecca. Il confronto con questa donna indebolisce spesso la sua sicurezza di sé, rendendola talvolta isterica nonché schematizzata, come a volte accadeva nella seconda serie (la Fujiko egoista e insensibile. Che poi non è). Non è la Fujiko della serie a lei dedicata, ma quella era altra cosa. Anche il suo atteggiamento poco chiaro nei confronti dei tre “colleghi” le fa fare passi indietro.
ZENIGATA. Lui è l’unico che, secondo me, esce vincente da questa serie. Insegue Lupin, è ingannato, sbeffeggiato, come sempre, ma non è un buffone. Lui, del resto, è così e poco vale se la gente pensa che sia quello che sbatte il sedere scivolando dalle scale in aeroporto. Zenigata è questo qui, non un imbecille.
3.1) ALTRI PERSONAGGI. Rebecca, apparentemente vuota, egocentrica,egoista e viziata, è in realtà una ragazza che soffre per il suo passato, per un presente che non l’appaga e per un amore che probabilmente non riuscirà a raggiungere (Lupin). Nella serie dimostra di voler maturare e di prepararsi a conquistare definitivamente l’uomo che ama, con buona pace di un fedele Robson, personaggio dal sottile romanticismo. Avrei voluto un bacio tra lei e Lupin, lo confesso. Ho visto, invece, fuori luogo NyX, come se fosse un personaggio di un’altra serie prestato a Lupin. Interessante, però, il suo lato paterno. Ma veniamo a Leonardo. Resuscitato, rinato, presente o immaginario, questo soggetto pazzo e quasi megalomane, perennemente inadeguato a qualsiasi epoca lui viva, sembra voler strizzare un occhio al genere fantasy e, al contempo, essere una metafora dei tempi di oggi, in cui il passato spesso viene incontro a un presente bipolare e a un futuro incerto.
4) LE TEMATICHE. Si passa dalla mafia, alla corruzione, passando per la camorra, per la passione per il cinema e arrivando all’intricato processo legato all’intelligence e a Leonardo. Gli intermezzi, ossia i cosiddetti episodi filler, danno un po’ di respiro alla serie, rendendo la vita dei protagonisti contornata da situazioni che vanno al di là di furti e situazioni rocambolesche.
5) PARERE PERSONALE FINALE. Che cosa ha suscitato, in me, infine, questa serie? Devo essere sincera: non lo so. In me si sono create sensazioni contrastanti, che, comunque, possono farmi dire di aver gradito la serie. Non sono delusa, quindi, ma nemmeno soddisfatta, per i motivi precedentemente scritti. Ogni volta che guardavo un episodio temevo sempre che sarebbe potuto accadere qualcosa di stupido o ridicolo oppure troppo orientato a un pubblico non di fan. Poi non accadeva e tiravo un sospiro di sollievo. Così per ogni episodio. Il timore che la serie avrebbe fatto fare passi indietro a Lupin e co lo avevo, eccome. Temevo che i lavori di Sayo Yamamoto (“La donna chiamata Fujiko Mine”) e di Takeshi Koike (“La lapide di Daisuke Jigen”) sarebbero stati vanificati da questa serie. Fortuna che ciò non è successo, perché è stata diversa da tutte, una cosa in più nel mondo di Lupin. Come ho già detto, non ho fatto pazzie per NyX e per Leonardo (una sorta di Mamo, per certi versi. E io quel nanerottolo lo detesto), volevo meno loro e più approfondimenti dei sentimenti dei personaggi, ma pazienza. L’onirico finale mi ha appassionata, invece, partendo da atmosfere horror fino ad un esercizio artistico legato a tecniche pittoriche. E poi, alla fine, quel maledetto Frecciarossa che ha portato via dal mio Paese i quattro meravigliosi ladri. E’ stato come se fossi stata presente alla stazione, per vederli partire. Erano lì, silenziosi, su tutti Fujiko che, dietro a occhiali da sole e un bel vestito, sembrava come se stesse quasi piangendo. Quello scomparire come fantasmi… ognuno se ne sarebbe andato per la sua strada oppure no. Ho provato malinconia, tanta, e ho capito che questa serie è figlia di questi tempi contraddittori, in cui la nostalgia per il passato, la fantasia e un pizzico di ironia sono antidoti contro la paura per un futuro che si prospetta incerto. E’ una serie del 2015 e ciò si avverte tutto. E allora sogniamo, come vuole Leonardo, non svegliamoci, in modo che, in ognuno di noi, ci sia un Lupin che ci venga in soccorso. Ecco, alla fine ho percepito questo. E ora guardo avanti e spero di poter presto vedere nuovi lavori su Lupin, ma anche spin off o cose simili.

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