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FANFICTION: Daitarn 3 contro Lupin III! #5

Riassunto: Lupin è interessato al deposito d’oro che si trova nella villa di Haran Banjo, il pilota del Daitarn 3. Quest’ultimo, dopo aver sconfitto i Meganoidi, ha creato la Solar Corporation, un’azienda internazionale che produce materiale ad energia solare. Durante una festa alla villa di Banjo, l’Ispettore Zenigata avvisa il pilota del Daitarn 3 delle intenzioni di Lupin…

Lupin non perdette tempo. Entrare nella villa di Banjo come cameriere era stato uno scherzo: ora bisognava fare sul serio. La mappa della villa parlava chiaro: l’obiettivo era in fondo al corridoio davanti a lui, dentro una camera chiusa con una porta blindata. Le combinazioni della porta erano quattro, e cambiavano ogni ora. Il pavimento era sensibile al peso e avrebbe fatto suonare l’allarme se solo fosse caduta sopra una piuma. Dei raggi ottici invisibili avrebbero fatto ugualmente scattare l’allarme al minimo contatto con un corpo estraneo. In più, varie telecamere di sicurezza. Ordinaria amministrazione,pensò Lupin con un sorriso. Capovolse la giacca da cameriere, cambiò i suoi vestiti e si mise la maschera di Garrison.

“Vado, Jigen. Tenetevi pronti col furgone.” sussurrò Lupin al microfono.
“Va bene.” rispose il pistolero, con la cuffia in testa, davanti ad un complicato ricevitore schermato contro ogni intercettazione, nascosto dentro un finto furgone per i lavori stradali, a due isolati dalla villa di Banjo. Goemon, vestito da operaio, era al posto di guida, controllando ogni movimento sospetto.
“Però” obiettò dubbioso Jigen “tutto l’oro di Banjo non può essere lì. Secondo la mappa, non c’è nessun’area abbastanza ampia per depositare così tanto oro.”
“Infatti non c’è.” replicò Lupin “Non c’è né lì né in nessun’altra parte della villa. Ma nella camera blindata c’è il computer centrale ‘Tute’ dove troveremo tutte le informazioni: sia sull’oro che sulla malattia di Kelly. Gli appunti del padre di Banjo sono sicuramente nel computer.”
Il finto Garrison appoggiò la mano sul quadro comandi: quella mano era coperta da un guanto trasparente dove erano state replicate le impronte digitali del maggiordomo. In pochi attimi, il sistema d’allarme fu disattivato e “Garrison” camminò tranquillo lungo il corridoio, aprendo la porta blindata grazie ad un semplice rilevatore di combinazioni. Secondo me, Banjo dovrebbe migliorare le sue difese, pensò Lupin con una certa disapprovazione. Persino mio nonno sarebbe stato capace di entrare coi metodi di allora. Forse dovrei scrivergli un paio di buoni consigli…
Dentro la camera blindata c’era un computer che occupava praticamente tutta la stanza: avrebbe fatto un figurone in qualche film di fantascienza. Mica male, osservò Lupin. Trattenne a stento un fischio di ammirazione. C’era anche un modellino di Daitarn 3 legato a una sporgenza del gigantesco macchinario. Carino, pensò il ladro. Si vede che Banjo non ha dimenticato certe cose. Io invece mi sarei annoiato a morte a guidare quei robocosi. Non è nel mio stile. Mentre meditava su queste cose, aveva estratto un apparecchio duplicatore che in poco tempo entrò nella memoria del computer ed iniziò la duplicazione dei dati. Ci sarebbe voluto un po’. Avrei dovuto portarmi qualcosa da leggere…

Nel frattempo, Zenigata aveva già sguinzagliato i poliziotti a presiedere tutte le entrate della villa, e, davanti al portone principale, restò fermo in piedi, guardando con occhio truce e sospettoso ogni persona che gli compariva davanti.
“Non vorrà mica restare lì tutta la notte?” chiese Banjo, sorpreso dalla vitalità di quell’uomo.
“Non conosci Zenigata.” disse Reika “Sarebbe capace di star lì tutta la settimana, pur di catturare Lupin.”
“Mi sembra una persona affascinante.” squillò Beauty nel tentativo di far ingelosire Banjo.
“Sarà la 369° volta che dici questa frase quando vedi qualcuno. Almeno cambia disco, biondina.” commentò Reika acidissima. Le due donne si guardarono in modo tale che Banjo ritenne prudente eclissarsi.
Zenigata rimase al suo posto, vigile come una sentinella. Era un po’ perplesso: gli sembrava di aver visto per un momento una donna che somigliava a Fujiko. Poteva essere un’impressione, ma per essere sicuro l’ispettore si infilò tra la folla, scrutando con attenzione tutte le donne che vedeva. Qualcuno cominciò a sospettare che quel tizio con l’impermeabile che osservava le donne fosse un maniaco.

Dietro il portone dove c’era prima Zenigata, Fujiko fece capolino con la testa e tirò un sospiro di sollievo. Era riuscita ad entrare nella villa prima di Zenigata.Conoscendo Lupin, pensò, sicuramente sarà davanti al computer centrale. Fujiko si tolse le scarpe col tacco – troppo rumorose – e si mosse silenziosamente come una gatta, entrando di soppiatto nei corridoi e nelle stanze della villa. Passò rapidamente da un punto all’altro. Alla fine, notò il corridoio e la camera aperta della camera blindata dove era entrato Lupin. Fujiko sorrise: aveva beccato il suo pollo. Estrasse dalla borsetta un rossetto, lo baciò e pensò: Perdonami, Lupin, ma ho altri piani su quell’oro. Non voglio che tu mi ostacoli. Gettò il rossetto con tranquillità proprio sopra il pavimento del corridoio. Appena lo toccò, l’allarme suonò facendo scuotere tutta la villa.

Zenigata scattò come una pantera appena sentì l’allarme, fiondandosi dentro la villa di Banjo, seguito dai suoi fedeli poliziotti che salirono alla svelta le scale dietro di lui. Banjo, Reika e Beauty li seguirono per ultimi. Anche Toppi voleva andare, ma Garrison lo fermò prendendolo per il colletto:
“No, signorino Toppi. Il ladro potrebbe scappare fuori dalla villa. Dobbiamo sorvegliarla da fuori. Faccia un giro attorno alla villa, mentre io tranquillizzo gli ospiti.”
Il ragazzo non ne aveva la minima voglia, ma sbuffando iniziò l’esplorazione. Tutto il divertimento a loro, mannaggia! bofonchiò.

Lupin aveva appena finito di duplicare l’ultimo file, quando l’allarme lo fece trasalire. Uscì come un missile dalla camera, chiudendo la porta blindata e corse sul corridoio.

“Da questa parte!” gridò Zenigata “L’allarme viene da lì!”
“Quella è la camera blindata del computer centrale!” esclamò Banjo.
I poliziotti circondarono l’uscita del corridoio, pistole in mano.
“Lupin, esci fuori con le mani in alto!” urlò Zenigata al megafono.
Nessuna risposta. Però notarono un gattino che stava camminando sul pavimento del corridoio. Beauty lo prese e lo accarezzò: “Ma che carino!”
Zenigata era rimasto di carta. Evidentemente quel gatto aveva fatto scattare l’allarme.
“Maledizione!” urlò, buttando a terra il megafono. “Sono sicuro lo stesso che Lupin è stato qui! Controllate tutto!”
Banjo, Reika e Beauty controllarono la stanza blindata: i dati del computer erano a posto e non c’era traccia di presenza umana prima di loro.
“Tutto a posto, signor Banjo?” chiese Garrison, appena arrivato.
“Tutto OK, puoi tornare giù. Dev’essere stato un falso allarme.”
“Probabile, signor Banjo. Comunque starò attento per il resto della serata.”
I poliziotti tornarono ai loro posti, insieme ad un Zenigata seccatissimo. “Garrison”, lasciato solo, tirò un sospiro di sollievo. Lupin ce l’aveva fatta per un soffio. Aveva portato un gattino in una scatola prima di entrare nella villa, in previsione di un allarme improvviso. Una precauzione necessaria ogni volta che c’erano di mezzo pavimenti sensibili. Lupin estrasse dalla tasca un rossetto. Sapeva chi ringraziare per lo scherzetto.

Nel frattempo, a New York, una donna dai capelli rossi scese dal taxi e si diresse verso il palazzo della Krask Corporation. Era molto elegante, con un tailleur blu scuro e una sciarpa leggera color violetto. Aveva un paio di guanti bianchi e portava occhiali neri.
“Buongiorno, Miss Shinozuka.” disse l’addetto alla reception.
“Buongiorno. Mi faccia passare tutte le chiamate tra un’ora.”
“Certo. Buona giornata.”
“Ultimo piano.” disse la donna al ragazzo dell’ascensore. Dopo essere arrivata, si incamminò verso lo studio della presidenza della Krask Corporation. Le finestre si alzarono automaticamente, mostrandole l’immenso panorama della città di New York: i grattacieli, la baia di Hudson, Hyde Park. La donna si tolse gli occhiali, contemplando soddisfatta lo spettacolo.
“Tu pensi che sia finita coi meganoidi, Haran Banjo.” disse con voce fredda “Invece abbiamo solo iniziato. Cullati nei tuoi sogni finchè dura.”
Il vetro della finestra riflettè il viso impassibile di Koros, l’assistente di Don Zauker.
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Sabato prossimo: Fujiko in azione…

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